In una mattina d'agosto, una creatura dai lineamenti celestiali indugia dietro il bancone del Dalston Superstore e si gingilla con la macchina del caffé espresso.
Tutto, dal suo taglio di capelli James-Dean-rivisitato ai suoi occhi del colore di un'alba piovosa, indica che il suo habitat naturale è un luogo a metà tra la copertina di un LP degli Smiths e un annuncio CK del '94, circa.
Oppure, per le creature così, l'habitat naturale è il Dalston Superstore.
Per noi che passiamo più tempo a lavorare e fare la spesa che a calcolare la circonferenza ideale per i nostri skinny jeans, il locale è una curiosità che può suscitare emozioni di vario genere, dal distaccato interesse sociologico alla pura irritazione.
Personalmente lo preferisco durante il giorno, quando si sta comodi sui divanetti e servono colazioni e hamburger più che decenti. Il loro yogurt con granola è zeppo di nocciole tostate, con a parte una ciotolina di marmellata fatta in casa.
Di sera la fila per entrare è costante, e una volta dentro ci si diverte ma sinceramente non così tanto.
La zona di Dalston è la risposta britannica alla scena indie newyorkese e, se trovandosi a Londra uno si spinge fino qui, vale la pena di osservare questo spaccato dell'universo hipster anche solo per scuotere la testa e maledire la gioventù dei giorni d'oggi. read more